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2024-10-12


Live Report: Ram - Fate un salto anche voi al fantastico live che si è tenuto al Dedolor

Stasera mi sto dirigendo al Dedolor Music Headquarter di Rovellasca, sala prove barra studio di registrazione barra area da concerti nato dalla straordinaria passione per la musica metal del proprietario Gabriele Lorenzi.

L’occasione per me è particolarmente ghiotta, sul palco del DMH si esibiranno i RAM, una delle band portabandiera di quella meraviglia che è la NWOTHM. Per il loro tour promozionale del nuovo The Throne Whitin saranno accompagnati dai tedeschi Vulture e dai, per me fino a stasera sconosciuti, Indian Nightmare. Spingo verso la destinazione la mia carrozza mentre dalle casse viene sputato fuori a livelli da arresto per il disturbo della quiete pubblica l’ultimo album della band svedese. Manco un paio di volte l’ingresso della vietta buia che conduce al parcheggio del Dedolor ma arrivo comunque in leggero anticipo giusto giusto per mischiarmi un po’ alla plebaglia accorsa a seguire questa bella serata di classico metal spacca culi. Capelli lunghi, cinture borchiate, gilet ricoperti da petch di gruppi che ai più non dicono niente... mi sento a casa.
Non ero mai stato in questo… locale? No, il Dedolor non è un locale, ricorda tanto quelle situazioni underground tipiche del periodo più magico del genere… cose che ormai si vedono solo nei video nostalgici su youtube.

Mentre aspetto l’inizio del concerto scambio due chiacchiere con alcuni metalhead, e tra una battuta su Ozzy e un commento cattivo su Gene Simmons quasi ci perdiamo l’inizio del live.
Prendo velocemente posizione mentre i quattro membri degli Indian Nightmare guadagnano le loro posizioni sul palco.
Come dicevo non conosco la band, ma quello che vedo mi piace tantissimo, un look fantastico che è un perfetto mix di quello che è stato visivamente il metal negli ultimi quarant’anni. Capelli lunghi, cotonati e colorati, borchie, pelle, corpse-paint, pantaloni attillati, stivali a punta d’ordinanza. E’ tutto fantastico.
Sono ancora ammagliato quando la violenza dello speed and heavy delle due chitarre mi riportano a bordo palco. Il locale è attraversato dalle bordate delle sei corde, accompagnate dalla serrata sezione ritmica tutta italiana. Sono ansioso di sentire l’approccio vocale del frontman messicano Poison Snake e quando inizia rimango sorpreso dal suo ruggito potente e aggressivo alla Tom Araya alternato ad acuti che fanno rizzare i capelli.
Dopo pochi riff sono già un loro fan. La band con il suo carisma, nonostante la scarsa affluenza ci regala uno spettacolo da urlo. Si sbattono, si agitano e rockeggiano come se d’avanti avessero una platea da palazzetto.
Finita la setlist il pubblico è all’unanimità conquistato, a dimostrarlo la corsa al tavolo del merchandising per comprare il vinile del loro ultimo lavoro By Ancient Force che anch’io ho fatto diventare parte della mia collezione.

Ancora carico per la prestazione degli Indian Nightmare mi dirigo al bancone per buttare giù un po’ di nettare degli dei per caricarmi ulteriormente.
I prossimi ad esibirsi saranno i tedeschi Vulture, anche loro usciti da poco con il nuovo album Ghastly Waves & Battered Graves e mentre butto giù l’ultimo sorso di birra sul fondo della mia media vedo prendere posizione sul palco la band teutonica dedita anima e corpo al culto dello speed metal più spinto e genuino.
Ringrazio l’oste per la compagnia e mi dirigo davanti ai cinque metalhead che sono pronti a partire. Il sound crudo e diretto della rullata che dà il via al concerto ci assesta il primo diretto in faccia, seguito da un altro mozzafiato uno due non appena fanno il loro ingresso le zanzarose chitarre di Genozider e Outlaw. Il colpo di grazia ci viene sferrato dalla disturbante voce dell’indemoniato singer Steeler. Nel loro set i cinque avvoltoi danno vita alla loro sceneggiatura carica di ottimo thresh metal che trasuda anni Ottanta dal primo all’ultimo riff. Guardandomi attorno vedo solo facce estasiate tra gli headbanging che hanno da poco iniziato ad affliggere le vertebre cervicali dei presenti. Il concerto fila velocissimo e potentissimo alternando pezzi del nuovo album e del debut del 2017, quel The Guillotine che fece conoscere la band ai metallari più incalliti. Alla fine della loro performance rimane solo una gran soddisfazione per lo spettacolare a cui abbiamo potuto assistere.

Mentre mi riprendo dalle frustate dei Vulture sorseggiando quella che probabilmente sarà l’ultima birra della serata, mi faccio ancora un giro al banco del merchandising per fare i complimenti ai membri delle due band che si sono già esibite. Faccio in tempo a scambiare giusto due chiacchiere con Poison Snake che i membri dei Ram fanno capolino da dietro il tendone con impresso il loro logo. Torno a prendere posizione e mi accorgo che l’audience è visibilmente aumentato rispetto all’inizio del concerto. Si spengono le luci e i cinque di Göteborg si fanno avanti per dare inizio al massacro. Si parte con la solenne e marziale Return of the Iron Tyrant tratta dall’album Svbversvm, il brano è proprio come dovrebbe essere una canzone d’apertura, super incazzata e coinvolgente. Per tutto il brano veniamo incantati dagli assoli in stato di grazia della coppia Granroth/Jonsson che corrono per tutto lo stage. Si prosegue velocissimi, il mood di metà 80 si rinfiamma con la successiva Eyes of the Night che con la sua forza scatena nuovamente lo scapocciamento dei presenti. Si arriva finalmente ai pezzi del nuovo album, The Trap e la prima canzone di The Throne Whitin che ci viene presentata dai RAM, il pezzo è duro e veloce al punto giusto con un ritornello che la rende subito un inno. Dopo l’epica Gulag arriva Blades of Betrayal, la canzone è diretta e non dà un attimo di tregua al pubblico che in coro canta il ritornello a squarciagola. E’ tra le note di Defiant che mi accorgo che a fare headbanging sotto il palco con me è arrivato anche il cantante degli Indian Nightmare e la cosa mi fa capire come in fondo siamo tutti fan.
Ancora pezzi nuovi con Violence (Is Golden) seguita dall’epica Ravfell che danno il là alla parte della setlist dedicata ai pezzi più datati. Si parte con la solida The Usurper che con il suo mid-tempo un po’ retrò ci fa rifiatare un attimo. Segue la doppietta tratta dai primissimi lavori della band: Machine Invaders e Infurior che arriva direttamente dal loro primo EP del 2003 Sudden Impact. Ci stiamo divertendo tutti un sacco e lo dimostriamo con tutta l’energia che abbiamo in corpo. La band, spinta da questa forza, ci regala una performance che rimarrà sicuramente impressa a tutti i presenti. Chiude la setlist il mid-tempo di Spirit Reaper che con il suo ritornello melodico e malinconico ci conduce per mano alla fine del concerto.
La band ci saluta dal palco, ma noi non siamo ancora pronti ad andarcene e invochiamo a gran voce ONE MORE SONG. Dopo pochi istanti i cinque arieti escono di nuovo e partono con la potentissima Sudden Impact che ci riconduce in un ultimo headbanging sfrenato che coinvolge per l’ennesima volta tutto il pubblico presente.

Finisce la canzone. Si accendono le luci. Come molti dei presenti non me ne andrò subito ma starò qui ad aspettare di fare due chiacchiere con la band… da fan a fan.

MIA PLAYLIST DELLA SERATA
Indian Nightmare - Yang Taram Terampas
Indian Nightmare – Fire Meets Steel
Indian Nightmare – Serpents Eye
Indian Nightmare – Incursions Of Death
Vulture – B.T.B. (Beyond the Blade)
Vulture - Stainless Glare
Vulture – Vendetta
Vulture – Victim To The Blade
Ram – Blades of Betrayal
Ram - Spirit Reaper
Ram - Return of the Iron Tyrant
Ram – Ravnfell
Ram – Gulag
Ram – The Trap
Tag: Metal, Live Report, Ram, Vulture, Indian Nightmare, NWOTHM
2023-06-06

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